È veramente l’ora di finirla!

Sekigahara Kassen Byōbu 関ヶ原合戦屏風

Sekigahara Kassen Byōbu 関ヶ原合戦屏風

In questi ultimi giorni, come parecchi di voi sanno, è scoppiata sul mondo del Judo italiano una vera e propria bomba che, però, non ha causato “vittime civili” poiché l’unica vera vittima è, anche stavolta, il Judo.

Dieci atleti (sui quindici andati a medaglia nella fase di qualificazione) non sono stati convocati ai prossimi Campionati Mondiali di Judo in programma ad Astana (Kazakistan) dal 24 al 30 agosto su decisione – stando a ciò che riportano tutte le fonti in merito – del Presidente federale e del Consiglio di settore: partiranno, infatti, per i Mondiali solo nove judoka. Tale scelta ha mandato su tutte le furie l’allenatore della nazionale di Judo, Giuseppe “Pino” Maddaloni (oro olimpico nei -73 kg a Sidney 2000), il quale si è autosospeso dall’incarico in attesa di fare chiarezza sulla vicenda.

Questi, in estrema sintesi, sono i fatti per come ci sono stati riportati: la verità infatti (come sempre!) la conoscono solo ed esclusivamente i diretti interessati… Da quando si è diffusa la notizia (lo scorso 10 agosto) sul web si è scatenata una battaglia mediatica senza esclusione di colpi: critiche verso i dirigenti della Federazione, difese dell’operato e delle scelte di Domenico Falcone, “Io sto con i Maddaloni”, “Pino non mollare!”, indignazione di Marco Maddaloni (fratello di Pino e atleta escluso), “Siamo stati traditi dall’Italia” e chi più ne ha più ne metta… A mio avviso in alcune interviste sono state dette delle esagerazioni pesanti ed inutili dovute, spero, al caos ed alla rabbia del momento, che non hanno fatto altro che creare ancor più astio e confusione. Insomma, un vero e proprio Quarantotto virtuale sempre condito – e la cosa mi fa veramente ridere! – dall’aforisma “Tutti insieme per crescere e progredire”.

Il Judo in Italia, fuori dalla ristretta cerchia dei praticanti, è pressoché sconosciuto, anche per il fatto che in televisione non si vedono mai competizioni e, in generale, non se ne parla. E come avviene un po’ per tutto, anche nel mondo del Judo noi Italiani seguiamo le mode del momento, ci facciamo dire cosa e come pensare e non abbiamo, in generale, il coraggio di cambiare, di invertire la rotta pur sapendo che andremo a sbattere sugli scogli.

Noi “judoka” (non tutti ovviamente, ma la maggior parte!) siamo specialisti nel farci la guerra, nel criticare gli altri e nel nasconderci dietro a pregiudizi e schemi mentali troppo rigidi. Da un lato c’è chi vede il Judo meramente come uno sport, al pari del tiro al piattello o dell’hockey mentre dall’altro c’è chi ha studiato e compreso il messaggio di Jigoro Kano e cerca di diffondere il Judo per ciò che è in realtà: uno strumento educativo che può aiutarci a crescere e migliorare, per poi poter essere utili agli altri.

In entrambi questi schieramenti, mai più divisi e in disaccordo come in questi ultimi anni, si annoverano vari “paladini” che difendono strenuamente le posizioni reciproche, un po’ come accadeva nelle guerre del passato dove i combattenti erano rinchiusi nelle proprie trincee e cercavano di fare breccia nella barricata nemica. Ci sono judoka moderati e dalle larghe vedute che cercano di abbracciare una visione del Judo più ampia possibile, ci sono judoka fanatici e integralisti (dei quali metto seriamente in dubbio la sanità mentale!) ed, infine, ci sono i judoka “pecoroni” che vanno dietro a questo o quello senza capire bene cosa stanno facendo. Insomma, anche nel mondo del Judo troviamo veramente di tutto ed il web, invece di fare chiarezza, ha portato al parossismo: ormai si sostiene tutto ed il contrario di tutto senza il filtro della ragione e della cultura.

Ed ecco, in un simile contesto, che la vicenda degli atleti esclusi dal Mondiale di Astana ha ferito ancora una volta il Judo, in modo grave e profondo. Sono stati messi in luce i punti deboli di un sistema dove le regole sono poche e fatte male e la politica, invece che essere di supporto, entra in contrasto con lo sport.

Non si può andare avanti così, è proprio giunta l’ora di finirla! Il Judo vero, ossia quello di Jigoro Kano, è in fin di vita. Lo vogliamo salvare o no?! Vogliamo fare in modo che “il migliore impiego dell’energia” e “Amicizia e mutuo benessere” tornino ad essere principi universalmente seguiti e non delle semplici frasi utili ad abbellire il nostro dojo?!

Ognuno di noi deve riflettere ed orientare le sue decisioni in questa direzione, sperando anche che i responsabili delle Istituzioni sportive comprendano tutto ciò e decidano di dare una svolta ad un sistema obsoleto che ha dimostrato, ancora una volta, la sua fragilità.

Ai posteri l’ardua sentenza”…

Filippo Turrini

Filippo Turrini

Aspirante Allenatore Coni-Fijlkam, 3° dan di jūdō. Allievo anziano del maestro Doriano Cordioli 6° dan, con cui collabora negli allenamenti giovanili. Dottore Magistrale in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Verona. Collaboratore tecnico nei corsi cinture nere e ragazzi (10-18 anni) presso il dojo A.S.D. Judo Sommacampagna (Verona). Autore del libro "Storia dell'uomo che cambiò il Giappone".

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