Ilias Iliadis e il suo tokui-waza

NAPOLI – Dopo lo stage tecnico del 3 novembre 2012 del maestro Ilias Iliadis (Ηλίας Ηλιάδης), oro ad Atene 2004 e bronzo a Londra 2012, è sembrata necessaria un’analisi più approfondita sul suo tokui-waza. Si ringrazia Ivo Stornaiuolo per il video.

Il maestro Iliadis a dire il vero non è molto rigoroso nelle sue spiegazioni ma dà ampio spazio ai dettagli soprattutto riguardo il “suo” ō-goshi 大腰, che nei fatti è generalmente tsuri-goshi 釣腰, e più raramente tsurikomi-goshi 釣込腰.

Ilias Iliadis, Napoli, 3 novembre 2012

Ilias Iliadis, Napoli, 3 novembre 2012

Cosa non è

Differentemente da quanto sostenuto da alcuni, tale tecnica non può assolutamente essere uki-goshi 浮腰 perché l’azione può avvenire (ed anzi avviene quasi sempre) da fermo, mentre condizioni necessarie all’uki-goshi sono 1) l’essere in movimento di uke (vedi il medesimo principio esplicitato nel nage-no-kata); ma soprattutto 2) l’azione di rotazione del busto di tori, qui assolutamente assente.

Cosa può essere

Se ci vogliamo attenere ad una classificazione di tipo strettamente qualitativo, la tecnica può anche essere considerata un ō-goshi in quanto sicuramente è una “grande ancata”. Su questo non c’è dubbio, ad essere grande è grande.

Cosa è. Precisamente

Se ci addentriamo però in un’analisi più attenta dei movimenti e soprattutto la inquadriamo da un punto di vista funzionale, la tecnica del maestro Iliadis è tsuri-goshi. Considerando che “tsuri” 「釣」 è letteralmente “pescare”, e per estensione “sollevare”, tsuri-goshi è traducibile con “sollevare con l’anca”, da cui risulta evidente l’equivalenza con la tecnica del video.

Giustamente però, come ci ricordava Ivo Stornaiuolo, tsuri-goshi è solo un nome generico che descrive una microclasse di tecniche e che in realtà è sempre possibile specializzare in ō-tsuri-goshi 大釣腰 e ko-tsuri-goshi 小釣腰, a seconda che la presa in cintura avvenga al di sopra o al di sotto del braccio sinistro di uke, ipotizzando l’esecuzione a destra.

Tuttavia il maestro Toshirō Daigo in “Kodokan Throwing Techniques” a pagina 90 scrive:

Sono ni – Tsurikomi-goshi gripping uke’s back

Tori pulls uke by holding the top of uke’s left shoulder or left upper arm with his right hand. Leaning forward, uke defends in defensive posture and, while straightening up, begins to return to a stable posture (photo 8).

At this moment, tori lessens the pulling action of the right hand and uke begins to straighten up. Combined with this movement, tori steps in to uke’s chest with his right foot, then the left foot. He pulls uke tight against his waist, and straightens the knees to lift uke up, throwing him down by twisting to the left (photo 9, 10, 11).

This technique is best executed when uke is in a defensive posture or when tori causes uke to stoop forward by gripping his back and pulling. […]

This technique will not prove effective if the opponent’s bodies separate.

Dunque dalle assonanze tra l’esecuzione tecnica e questa precisa spiegazione, quando la presa non è in cintura la tecnica ricade sotto la casistica dello tsurikomi-goshi, per la verità piuttosto frequente nello shiai moderno dove le tecniche di potenza riscontrano sempre più favore nelle preferenze dei competitors.

Per chi volesse ulteriormente approfondire, cercando di evitare l’autoreferenzialità nei limiti del possibile, nel Capitolo 4 Lezione 21 del libro “Jū no Kokoro – Le mie ricerche di jūdō – Vol.1” c’è una nota storica sullo tsuri-goshi, anticamente conosciuto come koshi-iri-no-kake-no-zu 腰入之圖.

Luca Stornaiuolo

Luca Stornaiuolo

Arbitro Nazionale Coni-Fijlkam, 4° dan di jūdō, allievo del maestro Raffaele Parlati 6° dan della Nippon Club Napoli, membro della Rappresentativa Campana dal 1999 al 2003 e di Kata dal 2008 al 2012. Diplomato al Kōdōkan di Tōkyō in jū-no-kata e Kōdōkan-goshin-jutsu. Ingegnere informatico, lavora come Web Developer e IT Manager. Autore del libro "Jū no Kokoro - Le mie ricerche di jūdō - Vol.1".

Un commento:

  1. Ho avuto modo di registrare l’esecuzione di questa tecnica fornendo utile materiale da prendere in considerazione per qualsiasi tipologia di judoka. C’è spazio sia per spunti di riflessione, e l’analisi accuratissima di Luca è davvero esaustiva, che input di allenamento per le competizioni agonistiche.

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